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Il metodo Three Minds©

Scoprire il proprio valore è molto più importante dell’avere successo. Quando hai successo ma non conosci il vero valore di ciò che fai e sei non potrai mai raggiungere una vera soddisfazione, ed è per questo motivo che il successo per molti di quelli che lo raggiungono non basta mai o addirittura può rovinare le loro vite.

[twittmyphrase url=”http://goo.gl/lN6CAG” mention=”AnalogaMente “]”Non cercare di diventare un uomo di successo, ma piuttosto un uomo di valore.” Albert Einstein[/twittmyphrase]

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Prima di svelarti il mio metodo voglio farti una piccola premessa.

Ci sono molte scuole di formazione e tanti libri che insegnano il modo di raggiungere il successo, ma quasi nessuno insegna come dare valore alla propria vita e a se stessi. Ci vuole un lavoro su di sé organico, equilibrato, ritmico, lento e soprattutto graduale che, solo dopo aver toccato il proprio nucleo auto-realizzativo, diventa esponenziale.

Se stai cercando qualcosa, che sia un metodo o una presunta legge universale, che ti faccia diventare in pochi giorni una persona ricca e di successo vuol dire che non vuoi far diventare la tua vita una favola perché stai credendo ad una favola. Quindi, i miei consigli non ti servono.

In pratica se vuoi coltivare il tuo orto usando pesticidi e sostanze chimiche che gonfiano le tue verdure facendole crescere in modo innaturale, più velocemente, rendendole belle da vedere ma prive di gusto e poco nutrienti, sei nel posto sbagliato. (Lo so, molto probabilmente non sei un contadino e nemmeno io lo sono, ma trovo questa analogia davvero molto calzante.)

Probabilmente se sei arrivato fin qui è perché vuoi ricevere delle informazioni che possono valorizzare, migliorare o incrementare il tuo benessere interiore ed esteriore, ed è ciò che voglio offrirti, ma voglio anche essere del tutto sincero con te, dicendoti fin da ora che qualsiasi cosa tu voglia raggiungere c’è sempre un prezzo da pagare.

Qui non troverai nessuna ricetta magica per curarti o guarirti, perché non sono né un medico né uno psicologo, né un sensitivo, né un guaritore. Io non ti offro nessuna terapia breve o lunga, perché io non curo il male io ti offro degli strumenti per usare o trasformare il “male”.

Il giusto valore

Per diventare un individuo autonomo e acquisire una certa fiducia in te stesso hai bisogno di dare il giusto valore alle cose. Perché se non riesci a dare il giusto valore alle cose vuol dire che non riesci nemmeno a dare il giusto valore a te stesso, e viceversa.

Io posso offrirti degli ottimi strumenti, ma se insisti nel non voler riconoscere il giusto valore delle tue azioni, dei tuoi pensieri, e delle tue emozioni non ti serviranno a nulla. Ad esempio, che senso ha acquistare la migliore macchina fotografica che è sul mercato se poi non sai usarla e non sai valorizzare ogni suo scatto sfruttando tutto il tuo talento e la tua passione per la fotografia?

Quindi, se pensi di non avere talento, valore e passione ti consiglio di non continuare a leggere, di lasciar perdere, questo metodo e questo blog perché non fanno per te. Non ho tempo da perdere con chi non dà valore alla propria vita o con chi dà eccessivo valore a se stesso e alla propria vita. Il mio blog non è un club per supereroi o eletti da un dio ultraterreno o extraterrestre. Fanatici e sfigati uscite da questo blog!

Se invece vuoi metterti in gioco realmente e non vedi l’ora di farlo allora sei nel posto giusto!

Molto spesso farò riferimento a te, perché tu sei il protagonista della tua storia, della tua vita, non io, e il mio obiettivo è di mettere te al centro del tuo universo, perché tu hai un valore che forse ora non riesci nemmeno ad immaginare.

Il modello del tempio

Per gli antichi greci la filosofia non era un’attività scissa dalla vita quotidiana o dalla vita pratica ma era la vita stessa. L’attività del pensare non era separata dal “sentire” o dall’agire. Oggi però si continua erroneamente a fare questo distinguo come fosse un qualcosa di ovvio e di evidente, suffragato dal pensiero meccanicistico. È per questo motivo, come afferma il sociologo Bauman, che la filosofia è praticata solo da pochi eletti ed è solo per pochi eletti. Perché è impresa difficile per i più oggi imparare l’arte del coniugare il pensiero con le emozioni e le azioni. Un’azione non supportata da una buona organizzazione di pensiero e vivificata da un buon sentire è come un frutto senza semi, ti nutre oggi ma non domani.

Per prima cosa devi sapere che al di là del contesto storico, culturale, religioso a cui appartenevano, i più grandi uomini e le più grandi donne che hanno abitato la terra: Albert Einstein, Jung, Socrate, Aristotele, Kant, Edith Stein, Emily Dikinson, Buddha, Gandhi, Schopenhauer e tanti altri, erano tutti d’accordo sul fatto che ogni individuo deve innanzitutto imparare a conoscere se stesso.

Gli antichi greci per ricordarselo addirittura avevano inciso il principio assiomatico “conosci te stesso” sull’architrave del tempio più importante di Grecia, il tempio di Delfi.

Io che sono un patito della filosofia greca ho creato il modello del tempio che è la base del mio metodo.

[twittmyphrase url=”http://goo.gl/lN6CAG” mention=”AnalogaMente “]”Per autoeducarci abbiamo bisogno, come base indispensabile, di conoscere noi stessi.” C. G. Jung[/twittmyphrase]

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1) Conosci te stesso

Questo modello ha come scopo di costruire un “io” forte, che non oscilli più tra l’auto-mortificazione e l’arroganza, e che è il presupposto fondamentale per la realizzazione di se stessi e per il raggiungimento di qualsiasi obiettivo. Paradossalmente solo chi possiede un “io” forte può trascendere se stesso e fare cose che per i più sono impossibili.

Per costruire un “io” forte bisogna, come prima cosa, avere il preciso intento di conoscere se stessi, che è alla base del tempio e ne costituisce le fondamenta.

Immagina una stanza chiusa da molto tempo e pertanto mai illuminata e che nessuno ha mai pulito. Quando viene illuminata per la prima volta, la polvere e la sporcizia nascoste dal buio cominceranno ad essere visibili. Analogamente chi incomincia a conoscere se stesso, e a far luce su di sé, non potrà evitare di vedere inizialmente delle verità spiacevoli e poco lusinghiere sul proprio conto.

Quando si scava per costruire le fondamenta possiamo trovare anche dei reperti archeologi, antiche paure, o dolori, ma al contempo anche delle abilità nascoste. Questo è il motivo principale per il quale molti evitano abilmente, utilizzando i migliori pretesti e alibi (alcuni anche socialmente accettabili), di conoscere se stessi. Vogliamo continuare a vivere nel buio, ma il prezzo che paghiamo per aver scelto l’oscurità e non la luce, è confondere le cose. Come gli uomini incatenati nella caverna di Platone che confusi dalle ombre proiettate sul muro le scambiano per oggetti ed entità reali (uomini, animali, etc.).

La prima cosa che ti deve essere chiara è che non possiamo cambiare ciò che non conosciamo ed è per questo motivo che l’uomo che non conosce se stesso cerca di cambiare il mondo che lo circonda perché vive nell’illusione che la realtà esteriore, essendo un qualcosa di più tangibile, che può toccare e può vedere, può modificarla più facilmente.

Questo è uno dei tanti fraintesi che l’uomo che vive nella caverna, nel buio, subisce perché non riesce a vedere che ciò che è fuori non può essere cambiato per il semplice fatto che non è in suo potere, non è sotto il suo diretto controllo. Questa confusione è la causa delle nostre infinite sofferenze.

Questo veniva insegnato già in antica Grecia da Epitteto e poi successivamente dal suo allievo Marco Aurelio.

[twittmyphrase url=”http://goo.gl/lN6CAG” mention=”AnalogaMente “]”Di tutte le cose esistenti alcune sono in nostro potere, e altre non sono in nostro potere… Gli uomini sono disturbati, non dalle cose, ma dai princìpi e dalle nozioni che si formano riguardo alle cose.” Epitteto[/twittmyphrase]

Invece di illuminare e pulire la stanza della propria casa per renderla un posto bello, tranquillo, sereno e felice, ci affatichiamo e spendiamo tante energie nervose, fisiche, emotive, intellettuali per cambiare gli altri o il mondo circostante, forzandoli ad amarci, estorcendo amore.

2) I tre pilastri

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Poi ci sono i tre pilastri che erigono il tetto del nostro tempio, della nostra auto-realizzazione; sono il Pensiero, l’Emozione e la Volontà.

Questa tripartizione dell’uomo che io ho identificato nei tre pilastri del tempio, la ritroviamo anche in campo neuroscientifico con il cervello tripartito teorizzato da Paul MacLean. Quest’ultimo affermava che noi abbiamo tre cervelli sovrapposti.

Immaginate una pesca: il cervello rettiliano che è quello più antico, governa la nutrizione, il sonno, i movimenti, i comportamenti dimostrativi, la tendenza a formare gerarchie sociali e la scelta dei capi, l’istinto di riproduzione, la memoria a breve termine., etc. È quindi un cervello volitivo, anche se è molto piccolo, esso rappresenta il picciolo del frutto.

Il “secondo” è chiamato cervello mammifero/limbico ed è il cervello emozionale. Questo cervello è molto duro d’orecchi e finisce per credere a quel che viene ripetuto a lungo con tonalità particolari, ecco perché è il nocciolo del frutto.

Infine vi è il cervello neo-mammifero o corticale, che è il cervello pensante, è la sede dell’autocoscienza, delle concezioni del tempo e dello spazio, delle infinite connessioni di costanza e casualità, ed è la polpa del frutto.

“Non si sottolineerà mai abbastanza che questi tre tipi fondamentali di cervello presentano fra loro grosse differenze strutturali e chimiche. Eppure devono fondersi e funzionare tutti e tre insieme come un cervello uno e trino . La cosa straordinaria è che la natura sia stata capace di collegarli fra di loro e di stabilire una qualche sorta di comunicazione dall’uno all’altro.” Paul D. MacLean

Ogni pilastro poggia su una base terrena che, come abbiamo visto, è la conoscenza di se stessi e deve sostenere una base tettonica, che è l’auto-realizzazione. È per questo che attraverso ogni pilastro sviluppiamo due qualità.

    • ai piedi del pilastro del Pensiero vi è la qualità dell’Autoesplorazione mentre il capitello è rappresentanto dall’Auto-osservazione
    • alla base del pilastro dell’Emozione c’è l’Autonomia e il capitello dell’Autostima/Auto-valutazione
    • ai piedi del pilastro della Volontà troviamo l’Auto-determinazione e il suo capitello è l’Auto-affermazione

3) Il tetto dell’Autorealizzazione

La nostra felicità e il nostro benessere sono direttamente connessi al tetto dell’auto-realizzazione, perché questa è l’elemento che ci permette di tollerare le intemperie, gli ostacoli della vita. Quando invece non vi è un sano desiderio di auto-realizzazione, il tetto viene sostituito da un’immagine ideale di come noi dovremo o non dovremo essere creando uno schiacciamento dei pilastri.

In questo modo le qualità creative e costruttive dei 3 pilastri si trasformano in distruttive e destrutturanti:

  1. l’Autostima diviene presunzione/arroganza o il suo opposto auto-mortificazione
  2. l’Auto-affermazione diviene orgoglio/ostinazione o esibizionismo al negativo e vittimismo
  3. l’Auto-osservazione diventa giudizio/condanna o puntigliosità
  4. l’Auto-esplorazione diviene paura/perdita di curiosità o ricerca del “pelo nell’uovo” e di approvazione
  5. l’Auto-determinazione diviene indulgenza o severità
  6. l’Autonomia diviene egoismo o contro-dipendenza.

La prima cosa quindi, è prendere coscienza di questa immagine ideale che abbiamo tutti e che ci impedisce di esprimere al meglio i nostri reali talenti, potenzialità e bisogni, impedendoci di pensare, sentire e agire bene.

L’immagine ideale è un qualcosa che abbiamo creato nella nostra infanzia quando per varie ragioni (reali o percepite come tali) non ci siamo sentiti più accettati e amati dal mondo esterno ed abbiamo incominciato a costruirci un’immagine di noi stessi con cui abbiamo cercato e tuttora cerchiamo di identificarci, ma che è impossibile raggiungere perché è irrealistica e troppo elevata.

In quel preciso istante della nostra vita abbiamo abbandonato il valore dell’Auto-realizzazione e abbiamo abbracciato l’idea del successo a qualsiasi costo e il desiderio di soddisfare la vanità dell’immagine ideale. Abbiamo incominciato a sviluppare competenze e talenti che non erano nella nostra natura, allontanandoci e alienandoci da essa. Spesso chi non è cosciente di questa immagine ideale da adulto si trova a fare dei lavori o avere delle relazioni che non lo soddisfano, e che lo portano pian piano verso la depressione, incappando in quel meccanismo psicologico che Jung chiamava “falsificazione del tipo”.

[twittmyphrase url=”http://goo.gl/lN6CAG” mention=”AnalogaMente “]”Un musicista deve fare musica, un artista deve dipingere, un poeta deve scrivere, se vuole essere in pace con sé stesso. Ciò che un uomo può essere, deve essere. Deve essere fedele alla propria natura. Questa necessità si può chiamare l’auto-realizzazione”. Abraham Maslow[/twittmyphrase]

L’immagine ideale ha lo scopo di proteggerti, di darti sicurezza e di evitare di farti fare “brutte figure” ma lo fa fingendo, barando con la vita, e chiedendoti un prezzo eccessivamente alto: di perdere la tua libertà e il tuo vero valore in cambio di un successo effimero o troppo grande da poter essere sostenuto e di un valore standardizzato.

Devi sapere che esiste una luce che illumina, ma esiste anche una luce che abbaglia, come esiste un’ombra refrigerante e un’ombra che occulta e nasconde. Mentre il tetto dell’Auto-realizzazione ti protegge dall’eccesso di luce, dall’idealizzazione, il tetto dell’immagine ideale nasconde, occulta, maschera i lati negativi e distruttivi del tuo carattere, per farti apparire più di quello che sei, oppure si vanta dei tratti negativi depotenziando le 6 qualità dei 3 pilastri.

[twittmyphrase url=”http://goo.gl/viBFjk” mention=”AnalogaMente “]”Un grande errore è quello di credersi di più di ciò che si è e stimarsi meno di quel che si vale.” J.W.Goethe[/twittmyphrase]
Prossimamente troverai su questo blog una guida completa sul mio metodo.

Un vero manuale di “architettura” mentale!

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