Non c’è via di uscita

strada-senza-uscitaQuesta è una intervista che mi è stata fatta nel lontano 2008 ma non è stata mai pubblicata perché usai volutamente un linguaggio provocatorio, al limite dell’arrogante, per contrastare quelle convinzioni e credenze della logica comune che spesso cade nell’errore di confonde la rappresentazione della realtà per la realtà stessa.

Le rappresentazioni sono elaborazioni della nostra mente che sono analoghe, simili ma non uguali alla realtà.

Ho deciso dopo ben sei anni di pubblicarlo sul mio blog.

Devo ammetterlo, mi sono molto divertito.

Attenzione: contenuti ad alto impatto emotivo.

I: Che differenza c’è tra uno spiritualista e un materialista?
A: Nessuna!

I: Nessuna?
A: Sì, l’ho già detto tantissime volte, sia lo spiritualista che il materialista cercano un qualcosa che non troveranno mai: è inutile farsi false illusioni ed avere delle speranze, il mondo non cambierà e tanto meno noi.

I: Allora cosa si può fare per cambiare?
A: Sicuramente quel piccolo io che pensiamo di essere non può cambiare, e nulla può fare, e tanto meno questo mondo può fare qualcosa, perché prima o poi finirà. Occorre lasciare andare tutte le nostre idee su come dovremo essere e su come dovrebbe essere il mondo, perché prima o poi tutto dovrà finire, anche quel piccolo io, quando moriremo, finirà: allora perché continuare ad attaccarci ad esso?

I: Forse, perché non sappiamo ancora chi siamo.
A: Certo, ed ogni nostro sforzo di conoscerci è inutile, perché tutto è destinato a finire, anche ciò che definite “conoscenza” è solo una nuvola di passaggio che viaggia nell’immensità della non-conoscenza. Non c’è cosa più grande della non-conoscenza, dell’ignoto.

I: Che cos’è per te l’ignoto?
A: Bella domanda, “ignoto” è un termine poco usato non solo nell’ambito della scienza-materialista, ma anche negli ambienti spiritualisti. Chi ha creato la materia? Chi è quest’entità che molti chiamano Dio?

I: Sinceramente non lo so.
A: Domande a cui né uno spiritualista, né un materialista sanno rispondere, e mai potranno, ed è per questo motivo che i più accettano ciecamente delle risposte date da alcune persone, alle quali riconoscono qualità superiori, o perché si dimostrano più intelligenti e più colte, o perché hanno qualche titolo in più appeso alla parete del proprio studio. Ma temo che qualcuno ci abbia raccontanto una bella menzogna, e noi l’abbiamo accettata ciecamente prendendola per verità: abbiamo modellato la nostra vita intorno a queste utopistiche idee, accrescendo così non solo la nostra speranza, ma anche le nostre aspettative, e quindi, le nostre sofferenze.

Pregare non serve, e tanto meno meditare: ogni preghiera e ogni meditazione non serve a diminuire le nostre sofferenze, ma soltanto ad accrescere quel piccolo io. Se poi dovesse accadere che una nostra preghiera “venga ascoltata”, o una meditazione ci porti a uno stato di profondo rilassamento, si tratterà solo di nuvole passeggere che porteranno un po’ di acqua nel deserto dell’esistenza di quel piccolo io che pensiamo di essere.

Ma ritorniamo alla tua domanda, forse non tutti lo sanno, ma la parola ignoto, proviene dal greco “notos”, che è affine ed ha la stessa radice di un’altra parola greca “notis” che vuol dire umidità, quindi l’ignoto è il non-umido. Tutti sappiamo che le prime forme di vita sulla terra sono nate nell’acqua, analogamente anche noi siamo nati nell’acqua, in un liquido che la scienza medica chiama amniotico. Da questa semplice osservazione possiamo dedurre che l’ignoto, il “non-umido” è tutto ciò che “non è nato”. Quindi, se l’ignoto è la non-nascita, possiamo anche affermare che l’ignoto è la non-vita.

I: Allora l’ignoto è la morte.
A: Come si può morire se prima non nasci, non vivi? (risate)

I: È vero!
A: Quindi, non possiamo dire che la non-vita è morte, sarebbe un grande errore affermarlo. Anche la non-conoscenza non è ignoranza, come noi la intendiamo, ma è ciò che non può essere compreso né con la conoscenza, né con l’ignoranza. Ciò che può liberarci non è la verità, ma è la non-verità, che non è menzogna.

I: Cosa è la non-verità, la non-conoscenza?
A: Non lo so, e sono felice di non saperlo, (risate) perché così tengo lontana la mente che vuole sempre conoscere per possedere e comandare.

I: Che differenza c’è tra colui che non-conosce e l’ignorante?
A: È sostanziale, l’ignorante non è colui che non-conosce, ma è colui che ignora la conoscenza; solo nella non-conoscenza c’è la pace, c’è la quiete, e non c’è più il rumore della mente.

I: Cosa intendi per “rumore della mente”?
A: La conoscenza è l‘applauso della mente, mentre l’ignoranza sono i fischi della mente, se desideri un po’ di quiete, pace e silenzio mentale allontanati sia dagli applausi della conoscenza che dai fischi dell’ignoranza, rimani nella non-conoscenza, nel silenzio. Non attaccarti alla vita, e non aver paura della morte, rimani nel bel mezzo di niente. Né Dio, né la scienza ci salverà, abbandoniamo ogni credenza sia spirituale che materiale, solo così saremo veramente liberi. Solo quando abbandoneremo le due false e artificiose ali di Dio e della scienza, potremo utilizzare liberamente e finalmente le nostre, volando liberi nell’immenso Ignoto. Abbandoniamo ogni ricerca, un nuovo cammino ci aspetta: quello del ritrovo!

I: Ti conosco da tanti anni, e ascoltando queste tue parole sembra quasi che tu sia diventato ateo.
A: Sì, sono diventato ateo, ma non come lo intendono i più. Ateo è colui che non crede in Dio: effettivamente io non credo in Dio, perché Dio è solo un concetto, un’immagine o una parola che viene usata dagli spiritualisti per dare un senso e una direzione alla loro vita. Pensano erroneamente che andando nella direzione opposta possono sfuggire alla morte, non capendo che il mondo è rotondo, e qualsiasi direzione si prenda prima o poi ci si ritrova nuovamente al punto da cui si è partiti.

I: Ma allora non c’è via di scampo! (risate)
A: Nessuno può sfuggire alla morte, alla fine, quindi è inutile aver paura di essa, e poi, se scappiamo anche dall’unica cosa certa della vita, che è la morte, dove andremo? Possiamo solo andare in braccio all’incertezza, alla disperazione, compiendo così atti compulsivi e insensati.

Posso divertimi a parlare di Dio, o usare la tecnologia che ci mette a disposizione la scienza, ma è solo un divertimento per me, non considero più tutto questo come fosse la mia vita. Non desidero morire, né vivere, sono qui adesso, nel bel mezzo di niente, ed è ciò che mi basta. Non conosco né santi, né peccatori, sono gli altri a conoscerli, e in generale alle persone piace esprimere giudizi e schierarsi o da una parte o dall’altra. Essere vincitore o perdente cosa importa? Tanto prima o poi entrambi finiranno, e con loro anche la gara della vita finirà.

I: È una visione un po’ pessimista la tua.
A: Non mi definisco un pessimista, sono solo realista, e se vuoi vivere una vita da individuo libero devi necessariamente avere il coraggio di attraversare e di vedere la realtà, invece di continuare a crogiolarti in inutili fantasticherie, per esorcizzare così la paura di finire.

I: Dalle tue parole si direbbe che non credi nemmeno ad un aldilà.
A: Aldilà, aldiquà, sono solo concetti che ti impediscono di essere libero già da ora; perché dovresti credere ad un aldilà se prima non sai cosa sei venuto a fare nell’aldiquà?

I: Forse perché quello che vivo non mi piace.
A: Non ti accorgi che sei nella contraddizione? Sei curioso di conoscere cosa c’è nell’aldilà, e credi in questo aldilà, ma nello stesso tempo hai paura di morire. Fuggi da ciò che chiami aldiquà, perché non ti piace, e cerchi con affanno di conoscere ciò che chiami aldilà per poi successivamente fuggire anche da esso, perché risveglia in te la paura della morte. Non noti che ti trovi in una prigione mentale?

I: Effettivamente è proprio così, ma come si può uscire da questa contraddizione?
A: Uscire? Perché credi di essere dentro?

I: Sì, credo di esserci dentro.
A: Dentro o fuori, sono solo luoghi creati dalla mente, non esiste né un dentro, né un fuori, anche ciò che tu chiami aldilà è uno luogo o uno stato mentale proprio come questo in cui ti trovi ora, che chiami aldiquà e che non ti piace.

I: Quindi da ciò che ho compreso dalle tue parole è la mente l’ostacolo, no?
A: La mente non è l’ostacolo, e non esiste nessun ostacolo, sei già libero: la conoscenza ti porta in quel luogo chiamato dentro, mentre l’ignoranza ti porta nel luogo chiamato fuori, ma entrambi sono solo creazioni della mente, quindi ogni sforzo di uscire o di entrare nella mente è inutile.

Se vuoi leggere la seconda parte dell’intervista clicca qui.

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