La manipolazione delle masse e dell’individuo

“Le masse non hanno mai avuto sete di verità. Chi può fornire loro illusioni diviene facilmente il loro comandante; chi tenta di distruggere le loro illusioni è sempre la loro vittima.” Gustav Le Bon

manipolazioneQuesto è ciò che affermò il famoso psicologo e sociologo francese, autore del libro “Psicologia delle folle”.

Ma perché le illusioni sembrano essere più importanti della verità per le masse?

La risposta ce la dà qualche decennio dopo Erich Fromm nel suo famoso libro “Fuga dalla libertà”, nel quale affronta il tema della solitudine nell’uomo e di come questi tenti di fuggirvi attraverso l’omologazione e il collettivismo.

L’uomo-massa – così lo chiamerò prendendo spunto da Fromm – sembra essere incapace di tollerare la propria solitudine e le sensazioni che spesso l’accompagnano: l’impotenza e la frustrazione.
La solitudine è spesso un’importante occasione di incontro con se stessi, ma la maggior parte di noi è portata a percepirsi come una nullità, un nulla in cui può rischiare di perdersi anziché ritrovarsi.
Abbracciare pienamente la propria solitudine significa per l’uomo-massa cadere in uno stato di vuoto, invece di scoprire la propria libertà, responsabilità e, in definitiva, la propria unicità e individualità.
Per questo l’uomo, il più delle volte, preferisce conformarsi mentalmente a un mondo di illusioni, idee condivise dai più che per quanto possano sembrare giuste e valide non sono profondamente sentite, ma vengono utilizzate come mezzo per fuggire e non per affermare se stesso.
L’uomo-massa trova nell”unione” a qualcuno o qualcosa al di fuori di sé quella forza che manca al proprio essere. Spesso è portato a confondere ciò che è giusto con ciò che è vero e si lascia affascinare più che lasciarsi meravigliare dal bello.
Nel meravigliarsi vi è compartecipazione, mentre nell’essere affascinati si subisce passivamente la bellezza o, ancor peggio, questa viene strumentalizzata per coprire un qualcosa di “negativo” o percepito come tale di se stessi, allontanandosi così dalla propria autenticità.

“L’uomo oggi ha dimenticato che le cose gli sono state donate non solo affinché egli possa realizzarsi ma anche per permettere alle cose di realizzarsi. Le cose vogliono diventare più chiare a se stesse grazie all’uomo e la loro bellezza è un appello rivolto all’uomo affinché vada loro incontro e aggiunga alla loro bellezza intrinseca l’altra bellezza, quella che emana dalla Verità che all’uomo è dato scoprire nelle cose.” Max Picard

Viviamo in un mondo dove il dualismo domina, ci sono uomini (gli uomini-massa, appunto) che si conformano a delle idee-illusioni (la maggioranza), e traggono da questa “unione” forza. Mentre altri uomini (gli uomini-alienati) che “sopportano” la propria solitudine (la minoranza) rinunciando al contatto, trovando nel “sottomettere” chi fugge dalla solitudine la loro forza.
Quest’ultimo non è molto diverso dall’asceta che si ritira dal mondo per concentrarsi solo ed esclusivamente sul proprio benessere non spirituale ma materiale, vivendo una sorta di “ascetismo materialista”, usando un termine di Max Weber.
Entrambi questi atteggiamenti anche se opposti tra loro hanno lo stesso denominatore comune: la solitudine.
L’uomo realmente libero dalla manipolazione non fugge dalla solitudine e nemmeno cerca di manipolarla “sopportandola”, percependola come una realtà assoluta a cui arrendersi, rinunciando al contatto con gli altri, ma l’attraversa.
Nell’attraversare la solitudine, l’uomo trova se stesso, il vero sé, e lascia andare il bisogno di creare nemici dentro di sé, percependosi come una “nullità”, o un vuoto dai cui difendersi per non caderci dentro; o, al contrario, cercandoli fuori di sé percependo il mondo degli uomini-massa come qualcosa da controllare, applicando il motto latino del ”divide et impera”, perché conscio che dividendo la folla ne depotenzia la forza livellatrice.
L’uomo-alienato che “sopporta” la solitudine disprezza l’uomo-massa, percependolo come debole e dipendente.

Usando termini psicologici:

l’uomo-massa è dipendente e usa una resistenza attiva (l’aggregazione) nei confronti della propria solitudine.

l’uomo-alienato è un contro-dipendente e usa una resistenza passiva (la sopportazione e la rinuncia al contatto) nei confronti della propria solitudine.

l’uomo-libero, usando un termine del filosofo Raimon Panikkar, è interindipendente e conduce una esistenza proattiva, ovvero non perde la propria identità all’interno del gruppo ma accetta che le altre siano complementari.

L’altro non è uguale a noi ma è simile, analogo a noi.

Come vi è un diversità biologica in ecologia da salvaguardare, AnalogaMente vi è una diversità individuale da identificare e rispettare.

I TRE FRAINTESI O CONVINZIONI PIU’ DIFFUSE SULLA MANIPOLAZIONE E LA CONTRO-MANIPOLAZIONE DELLE MASSE

1) L’uomo-alienato vive una vita migliore di quella dell’uomo-massa?

Anche se l’uomo-alienato vive una vita molto più agiata economicamente e materialmente, il suo piacere è limitato quanto quello dell’uomo-massa, perché mentre il primo compensa la sua mancanza di contatto e di piacere con il potere, il secondo compensa con gli ideali e le illusioni.
Entrambi non vivono una vita di puro piacere, ma vivono un piacere sadico-masochista come ci fece notare Erich Fromm. Il piacere sadico-masochista è una reazione, un prodotto collaterale dell’incapacità dell’uomo-massa e dell’uomo-alienato di attraversare la propria solitudine per trarre vero piacere.
Non si può trarre vero piace da un abbraccio se le braccia sono anestetizzate o non vengono percepite, è per questo motivo che colui che non ha un buon contatto con se stesso non può sentire il piacere di stare con l’altro, ma può solo immaginarsi o illudersi di abbracciare l’altro, oppure può semplicemente rinunciare al contatto o al bisogno di contatto e sentirsi forte e potente (quindi trarre piacere) dal fatto di resistere a tutto ciò.

[twittmyphrase url=”http://goo.gl/UW8E85″ mention=”AnalogaMente “] “Credo che la fame di potere assoluto sia a sua volta una sorta di dolore, che può lenirsi solo con le sofferenze altrui.” Michael Ende – Le catacombe di Mizraim [/twittmyphrase]

2) L’unione fa la forza?

Sì, ma l’importante è che il collante emotivo di questa unione sia la consapevolezza di se stessi e l’indipendenza del proprio essere individuale e non la paura di rimanere soli. Unirsi per paura di sentirsi incapaci di soddisfare i propri bisogni da soli non è la giusta motivazione, perché genera dipendenza tra i vari membri che costituiscono un gruppo, producendo un sorta di “parassitismo sociale” che l’uomo-alienato depotenzia facilmente come ho già detto con il “divide et impera”. Mentre un gruppo dove ogni individuo è consapevole di se stesso è più resistente, in quanto è costituito da persone integre interiormente che non si uniscono per fuggire alla propria solitudine (integrità).

[twittmyphrase url=”http://goo.gl/UW8E85″ mention=”AnalogaMente “]  “La solitudine è impraticabile e la società fatale. Dobbiamo tenere la testa nell’una e le mani nell’altra.” Ralph Waldo Emerson [/twittmyphrase]

3) Gli uomini che stanno al potere fanno come gli pare?

L’uomo-alienato (i potenti) a differenza dell’uomo-massa anche se sembra essere dominante e si nutre di piacere sadico, non è meno dipendente di quest’ultimo.

[twittmyphrase url=”http://goo.gl/UW8E85″ mention=”AnalogaMente “]  “Il sadico ha bisogno della persona su cui esercita il suo dominio, ne ha proprio un grande bisogno, dato che il suo sentimento di forza ha radice proprio nel fatto che è il dominatore di qualcuno.” Erich Fromm [/twittmyphrase]

Spesso il sadismo dell’uomo-alienato viene mascherato da una sovrabontà o di un eccesso di sollecitudine per gli altri come ci fa notare Fromm.

Si nasconde dietro a razionalizzazioni:

1) Io ti domino perché so ciò che è meglio per te, e nel tuo stesso interesse devi seguirmi senza opposizione.

2) Sono talmente meraviglioso ed eccezionale che ho il diritto di pretendere che le altre persone si sottomettano a me.

3) Ho fatto tanto per te (voi), e ora ho diritto di avere da te (voi) quello che voglio.

In ultima analisi l’uomo-alienato crede di voler dominare le vite altrui perché li ama, mentre, in realtà è l’esatto contrario: li “ama” perché li domina.
Si comporta come un genitore possessivo che dà ai propri figli tutto tranne la propria libertà e indipendenza.
La libertà dei figli si limita a scegliere la gabbia in cui stare: d’oro, d’argento, di bronzo, di ferro, etc, dipende dal paese, dal ceto sociale, religione o dalla cultura in cui è nato e cresciuto.

[twittmyphrase url=”http://goo.gl/UW8E85″ mention=”AnalogaMente “]  “Per molti, libertà è la facoltà di scegliere le proprie schiavitù.” Gustave Le Bon [/twittmyphrase]

Detto ciò, sei ancora assolutamente convinto che c’è qualcuno che ha un potere indipendente?
Credi ancora, in ultima analisi, che esista qualcuno da governare e qualcuno che ci governa?
Io personalmente comincio ad avere seri dubbi, e partendo da questi dubbi che possiamo creare una nuova coscienza sia individuale che collettiva.

[twittmyphrase url=”http://goo.gl/UW8E85″ mention=”AnalogaMente “]  “Un modo per non generare carnefici? Smetterla di giocare il ruolo della vittima.” Alessandro Langella [/twittmyphrase]

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