Cos’è la materologia

Cos’è la Materologia©?

atena-zeusMaterologia è un termine da me coniato nel lontano 2003, composto da due radici: dal latino “mater” (madre) e dal greco “logos” che è una parola polisemica (cioè che ha più significati tra cui: parola, ragione, pensiero, legge, logica etc.). La Materologia non è né una scienza, né una religione, né un movimento spirituale o filosofico, ma è semplicemente un concetto che racchiude in sé i molteplici e infiniti significati della vita.

Ho scoperto che esistono delle sottili, ma visibili connessioni e analogie tra la mente umana e la Madre Terra: come una donna partorisce un altro essere umano a lei simile, divenendo madre, così la mente partorisce pensieri (figli) ed emozioni (figlie) divenendo anch’essa Madre.

Quando incominciai a studiare la filosofia e i miti degli antichi greci, rimasi sorpreso che anche loro avevano fatto una simile analogia. Ad esempio Socrate attraverso la tecnica della maieutica aiutava i suoi allievi a partorire la verità, come se le loro menti fossero delle donne gravide.

Nella mitologia la trovai invece nel mito della dea Atena, dea della sapienza che nacque dalla testa di Zeus. Platone affermò che la parola Atena, derivava dal greco “A-theo-noa” o “E-theo-noa”, che significa “la mente di Dio”.

Dalla crescita personale all’autoeducazione.

Questa scoperta mi portò a pensare che un atto creativo, che è espressione di un talento, è un atto educativo, (educere, tirar fuori) più che un atto di crescita, che invece è un “mettere dentro”, che è analogo all’atto del mangiare. In altre parole, l’autoeducazione sta al cuoco come la crescita sta al cibo.

Molti però confondono l’abilità di cucinare, di formarsi, con la capacità di mangiare, di trattenere informazioni e di digerirle (elaborarle), confondendo la crescita personale con l’autoeducazione personale. Il troppo cibo ti fa ingrassare, ingrassa il tuo ego, mentre dedicare tanto tempo a educare il tuo talento culinario ti rende un grande cuoco, valorizza la tua individualità.

Mente e pensiero.

Allo stesso modo l’uomo confonde ancora il pensiero con la mente, il figlio con la madre, ecco perché viviamo in un mondo immaturo, dove il pensiero, il figlio, vuole sostituirsi alla Madre Terra, alla Mente.

Viviamo in un mondo dove il prodotto ben pensato è più importante della Mater-ia di cui è costituito, o un cibo è più importante se è gustoso anche se la qualità dei suoi ingredienti è scadente.

Socialità e realtà.

Spesso si afferma che bisogna rimanere con i piedi in terra, ma di quale terra si parla? Dell’asfalto o del terreno? Di quale realtà si sta parlando?

In questo periodo di grande caos, si confonde spesso la realtà con la socialità.

La società in cui oggi viviamo non fa altro che appiattire la nostra realtà, utilizzando l’asfalto dei condizionamenti e soffocando la nostra coscienza, la nostra pianta coscienziale, bloccando così la nostra evoluzione. Arrestando l’evoluzione individuale, non vi può essere un’evoluzione collettiva, sociale, perché siamo fili della stessa tela.

Una pianta che invece è riuscita a spaccare il limite sociale dell’asfalto (dei condizionamenti sociali), può finalmente offrire, usando una metafora, i suoi frutti, le sue naturali azioni, il suo talento.

Facendo un’analogia: come un frutto senza l’uso di pesticidi e di altre sostanze dannose è più naturale e genuino, così l’uomo che si è liberato dai condizionamenti sociali, produce “frutti biologici”, azioni biologiche, azioni non artefatte.

Immaginate la radice di una pianta coperta dall’asfalto: la pianta cerca di spaccare con tutte le sue forze il solido strato di catrame, per continuare a crescere ed elevarsi verso il cielo. La sua vitalità interna viene repressa dall’asfalto, e le viene preclusa la possibilità di avere un contatto con la luce esteriore, costringendola a vivere nel buio e nella repressione. Analogamente questo accade anche a noi.

Veri spiritualisti e veri materialisti.

Viviamo in una società nella quale etichettiamo e dividiamo gli individui in spiritualisti e materialisti. Tuttavia, utilizziamo i due termini in maniera impropria. Questo perché in realtà il vero materialista non è colui che deturpa e contamina la materia, la Madre Terra, bensì gli la Ama collaborando con essa. Allo stesso modo, il vero spiritualista non è colui che divide lo spirito dalla materia, esaltando l’uno a scapito dell’altra, ma è colui che vive e tende a unificare il Tutto.

Se oggi il mondo è invivibile la responsabilità non è soltanto di coloro che sono stati definiti impropriamente materialisti, ma anche di coloro che vengono chiamati impropriamente spiritualisti, perché mortificando e rigettando la materia l’hanno consegnata nella mani di coloro che la stanno deturpando.

Dal talento al genio.

La nostra pianta coscienziale per poter avere la forza di creare un foro nell’asfalto sociale, che manipola la nostra Mente/Madre, ha bisogno di conoscere e di assorbire tutte le sostanze vitali insite nella sua Mater-ia, e ri-creare un contatto con il “corpo vitale” della Mente/Madre, con il nostro talento.

Ma soltanto il talento non basta c’è bisogno del genio, come affermava Cartesio: “Non basta avere una buona mente; la cosa importante è usarla bene.”

Potenziare il nostro corpo vitale, attraverso il contatto diretto con la Mente, con la Nostra Vera Natura non basta, occorre altresì conoscere le leggi che la regolano e saper resistere – una volta creato il foro nell’asfalto sociale o mentale – al contatto con la luce, dei riflettori del successo per non finire con il bruciarsi.

Soltanto quando riconosceremo con coraggio che tutto ciò che abbiamo costruito è nella nostra mente e che, al di fuori di noi, ciò che chiamiamo società non è altro che il frutto dei pensieri-figli, e che essi, per quanto articolati e complessi, non rappresentano la Madre/Mente, solo allora, dicevo, potremo incominciare a crescere realmente con Essa.

 

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